venerdì 19 gennaio 2018

Italo-Spagnola Awards 2017: Come sta andando

State continuando a votare, vero? Perchè manca poco. Pochissimo. E, tra le scosse di assestamento del ritorno alla routine malagueña, il tempo sembra correre ancora più veloce. 

Anche quest'anno me l'avete chiesto in tanti. Così, a una settimana (e un giorno!) dalla chiusura ufficiale degli Italo-Spagnola Awards 2017, ho riaperto il modulo di Google per dare uno sguardo ai risultati parziali. La maggior parte delle categorie sono, di nuovo, assolutamente combattute, con vantaggi risicatissimi e grafici a torta che sembrano tabelloni del Trivial Pursuit. Inutile dirvi, quindi, che tutto può cambiare - se non  addirittura stravolgersi - da qui al 27 Gennaio. 



Quelli che oggi condividerò con voi, per mantenere un minimo di suspance, sono solo i nomi degli attuali primi due classificati di ciascuna categoria (tre per quelle con più di quattro "concorrenti"). A corredarli ci saranno, come l'altr'anno, i suddetti grafici "Trivial Pursuit" per darvi un'idea sommaria dei divari e delle percentuali di voto.
Ancora una volta, i dati riguardano soltanto la sezione "generale" del contest, mentre per quanto riguarda quella strettamente relativa a questo blog dovrete attendere il verdetto finale. 

ITALO-SPAGNOLA AWARDS 2017: RISULTATI PARZIALI

Miglior Realtà Italo-Spagnola













Miglior New Entry Italo-Spagnola Sul Web 



1 - MammaMamá - le avventure di una mamma italospagnola [EX AEQUO]
2- Un italiano en España [EX AEQUO]









Miglior Realtà Italo- Andalusa

2- Benvenuti in Andalusia













Miglior Realtà Culturale Italo- Spagnola

 1- Artenativa Málaga - associazione per una didattica alternativa dell’italiano attraverso le arti a Málaga
2- CinemaSpagna - Cinema spagnolo in Italia
3- Frequenza Madrid 976 - radio blog dedicato alla comunità italiana residente in Spagna







Miglior Brand Italo- Spagnolo sui social


1- Pampling Italia
2- 100 Montaditos Italia














Miglior Youtuber italo-spagnolo



1 - Yo soy Pepe
2- Mattia Pranzo (autore del documentario "From Milano To Tarifa" )









Video o trasmissione tv italo-spagnola dell'anno





1- Gli effetti di Despacito sulla gente - video di The Jackal diventato virale in Italia e Spagna
2- From Milano to Tarifa - documentario "on the road" di Mattia Pranzo
3- Il Kilimangiaro a Málaga (RAI)









Canzone italo-spagnola dell'anno



1- Baby K Feat Andrés DVicio - Voglio ballare con te
2- Tiziano Ferro ft. Dasoul - A Ti Te Cuido Yo
3- Ermal Meta feat. Jarabe de Palo -Voodoo Love









Avete letto il nome del vostro blog/account? Se sí, allora non vi resta che l'ultimo sforzo. Se no, non abbattetevi: potete ancora riuscire a rimontare. Il trucco è sempre lo stesso:  passare parola e farsi votare. In fondo, basta cliccare qui. 

In bocca al lupo, itañoles!







domenica 7 gennaio 2018

...Che tutte le feste porta via.

Baratri improvvisi di malinconia allo zabaione. Ricordi freschi di luci. Di edifici capovolti in un riflesso. E ponti. E bifore. E poi nebbia che, fuori da questo treno, mi cancella di bianco il mondo sopra la laguna. Vorrei passarci il phon, come faccio sullo specchio per mandare via il vapore. Vorrei farlo, più che altro, con il mio futuro. 



Si sa che la fine delle feste apre le porte ad una fase nuova della vita. É così da sempre. Tradizione, come la Befana. Immagino lo si debba semplicemente accettare. Peccato che io l'abbia sempre odiata, 'sta inutile vecchiaccia tetra. Voglio dire, come puoi appassionarti a un personaggio così scuro e lugubre? Brutto come le battute che non fanno più ridere nessuno dal millenovecentocinquantuno. Un personaggio che, se proprio decreta che sei stato bravo, ti porta tutt'al più una calza piena di zuccheri. Capirai che ricompensa. Uhhh, come sei magnanima, Befana, grazie. Come se non avessi mangiato il mondo dal ventiquattro Dicembre ad oggi. Come se già non fossi sul punto di esplodere. Ma cosa vuoi, precisamente? Che ci cadano i denti a suon di carie? Che ci vengano i brufoli? Dì la verità, che ci esigi tutte un po' più simili a te. E poi i falò. I petardi. I riti ancestrali che sanno di medioevo. Che diamine, vuoi mettere con la gioia dei Re Magi? I colori delle cavalcate viste in diretta streaming, con la luce di Málaga in ritardo di due ore sul tramonto, la musica, i balli, e l'immancabile supereroe locale con l'ombrello aperto al contrario per raccogliere più caramelle possibili? 
Se proprio devi dire addio a qualcosa fallo festeggiando. Alla spagnola. Invece no. Tu, coi tuoi vestiti neri e il naso aguzzo, rendi sempre tutto più difficile che mai. Fanculo, Befana. Fanculo sul serio, col tuo lutto sotto alla scopa.

E devi averlo sentito che ti respingo, perchè quest'anno nella calza m'hai messo il malumore del ciclo e un altro po' d'incertezza in più. 

Venezia è sempre Venezia. E' così che t'ho ignorata, come si fa con i nemici e gli ex. Solo che il saliscendi di emozioni contenute mi ha spossata. E adesso qui, sul regionale del ritorno, trattengo il fiato per il tempo di un countdown. 




Vorrei solo che la tranquillità della Domenica durasse un po' di più. Vorrei concedermi il lusso di un piantino sul letto. Vorrei - caspita, tantissimo! - un nuovo disco solista di Brandon Flowers. O forse solo non pensare più.

Invece tutto è finito. Sù il sipario e si ritorna alla routine. Che forse sarà un po' più faticosa, e complicata. Perchè come sempre, in fondo, non ho la più pallida idea di cosa mi riserverà il domani. Ma poi penso alle ricette che richiedono un forno, alle cene tra amici, ai libri da comprare, ai saldi di Zara.

Perchè sì: è nelle piccole cose la felicità.
E, al di là di tutta la fatica dei ritorni, so con assoluta certezza che mi sta ancora aspettando laggiù.

lunedì 1 gennaio 2018

Buon Viaggio Nuovo




Gocce di pioggia sulla finestra. Un torpore ad alto tasso glicemico e il tunnel carpale da risposta agli auguri. É la giornata mondiale della Resaca. Della Citrosodina. Dei giochi in scatola a cui verosimilmente perderò. Un nuovo anno inizia e, come sempre, mi costringo a dargli il benvenuto sul blog. Come rituale è stupido, mi rendo conto. Si appoggia su frasi fatte e finte convinzioni. Eppure per qualche motivo continua a rassicurarmi, invitandomi a scrivere con costanza per tutti i dodici mesi a venire. Una promessa con me stessa che, del resto, non ho mai disatteso.


Quindi sì, potrei senz'altro fare dei propositi. Usare Bla Bla Car. Non guardare le mail di lavoro nel weekend. Imparare a non giustificare nessun no. La verità, però, è che da questo 2018 non voglio niente di diverso da quello che il 2017 mi ha già dato. Proprio a volerlo migliorare chiederei magari più calma, una maggiore stabilità, una frangetta più disciplinata e l'estinzione definitiva degli scarafaggi. Potrei rinunciare persino ad una casa vista mare in cambio della stessa salute, della stessa libertà, dell'identico senso senso di impagabile gioia. E vagonate di roba al pil pil. La mia vita sarà sempre perfetta, finchè sarà condita al pil pil. 

Per migliorarlo mi impegnerei semmai ad aumentare la quantità di letture, ché è stata per pochissimo inferiore al libro al mese, e non potete capire quanto mi faccia incazzare. Soprattutto, però, in questo 2018 vorrei viaggiare di più. Perchè il problema, quando vivi in una città che ami, è che non l'abbandoneresti mai. E invece io, Málaga o meno, voglio continuare ad esplorare il mondo come facevo prima che la base a cui tornare avesse un cielo così dannatamente blu. 

Propositi allora? Naah. Sono sopravvalutati. Questa volta preferisco sostituirli con la wishing list delle destinazioni ideali. Non riuscirò, ovviamente, a visitarle tutte in questi dodici mesi. Non senza una vincita alla lotteria o a un qualche tipo di sovvenzione esterna (partecipereste ad un crowdfunding per farmi girare il mondo? Dico sul serio). In ogni caso è una prima selezione. Una limitazione delle infinite possibilità offerte dal Pianeta. Un punto saldo a cui tornare quando le offerte delle compagnie aeree coincideranno con le vacanze e l'immaginario salvadanaio a forma di maialino suonerà abbastanza da poterlo spaccare. 

Ecco, quindi, il risultato di un'attenta riflessione. Buon viaggio nuovo a tutti quelli che come me girano il mappamondo senza riuscire a smettere neanche un secondo di sognare. 

TRAVEL WISHING LIST 

Le mete più vicine: 

Caminito del Rey 



Al diavolo i perenni Sold Out sul sito: non si può vivere a Málaga senza percorrerlo almeno una volta. E, lo prometto, ci riuscirò. 

- Torcal de Antequera 




Idem come sopra. A dirla tutta, il parco naturale con i dolmen mi piacerebbe anche come cornice notturna per ammirare stelle impossibili da scorgere nell'inquinamento luminoso delle città. Concetto forse un po' troppo romantico in assenza di fidanzati, tuttavia. E allora niente, mi va bene anche di giorno. Scarpe comode e Domeniche diverse. Basta andare. 


- Comares




Non riesco a non pensarci da quando me ne ha parlato uno dei classici taxisti andalusi troppo loquaci mentre mi riportava a casa. Un pueblo blanco, affascinante nelle foto almeno quanto Frigiliana. Tanto vicino quanto difficile da raggiungere con i trasporti pubblici. Mendico passaggi in auto con gli occhi imploranti stile Gatto di Shrek. 


- Almeria e Deserto di Tabernas 





L'unico deserto d'Europa mi ha sempre affascinata, anche solo a immaginarlo nelle enormi distese ocra oltre ai finestrini di un aereo. Vicino c'è una città che non conosco, ed una spiaggia niente male. Tutti motivi più che sufficienti a farne il progetto di un qualche weekend. 


- Minas del Rio Tinto (Huelva)




Fiumi rossi, paesaggi marziani. Di questi scenari fuori dal comune avevo già scritto, ma non è stato sufficiente a trasformare l'interesse in azione. Fino ad ora.

- Setenil de Las Bodegas





.... Per non parlare di Setenil, con la sua inquietante roccia che attraversa e taglia in due il paese. Nella mia wishing list da troppo tempo per essere ancora qui a parlarne. 

Le mete appena un po' meno vicine: 

- Cáceres

Un'amica che ci vive é di per sé il miglior pretesto per visitare una città che non conosci.


- Fuerteventura











Ci suona Dani Martín il prossimo anno. A Settembre. Usare i concerti come scusa per viaggiare era una delle mie migliori abitudini del passato. In questo caso, la ripristinerei più che volentieri. 

- Islas CIES

I caraibi spagnoli, ad accesso limitato in segno di rispetto per la natura. Bastano le foto per capire perchè ci voglio andare. 

I luoghi in cui tornare:

- Londra







E' passato troppo tempo dall'ultima volta che ci sono stata. Di voli low cost da Málaga ce ne sono troppi per non approfittarne. 

- Córdoba 






Non ci rimetto piede dal 2009. E' letteralmente a due passi. Già solo per la mezquita vale la pena rimediare. 

- Parigi





Vedi Cáceres. Qui di amiche ne ho addirittura due o tre. E per quante volte io possa esserci già stata, a Parigi c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. 


- Sicilia



Non una città ma una regione. Perchè la Sicilia e l'Andalusia condividono clima, gastronomia e paesaggi. E forse proprio per questo è uno dei posti d'Italia che più amo. 


I luoghi da scoprire (In Europa):


- Lisbona









Vintage e trendy. Lenta e frenetica. Malinconica e vivace. Lisbona mi sa di contrasti netti e tramonti da cartolina, per un tipo di metropoli diversa da tutte quelle che ho fino ad ora avuto modo di visitare.


- Atene




La Grecia più mitica, storica e continentale. Quasi un obbligo visitarla, per una che sui Miti ha pure scritto un libro. Sono sicura che potrei lasciarci il cuore.



- Praga





Tra tutte le città dell'Est Europa è da sempre quella che più mi affascina. In più, è anche relativamente low cost.

- Lubjana














A poco più di un'ora d'auto da Trieste. Riuscite a credere che non ci sono mai stata?


- Islanda 



Voglio vedere l'aurora boreale, almeno una volta nella vita. Lo voglio fortissimamente. Peccato che, con tutta probabilità, finirei ibernata appena due secondi dopo averci messo piede. 


Le mete extra-europee: 


- San Francisco





La California è ormai per me ben più di una destinazione: é il progetto mai portato a termine, l'essenza stessa del sogno da coronare. Ho visto, letto, e sognato talmente tante cose su San Francisco che mi sembra di esserci già stata. Quando finalmente ci andrò lo farò con l'emozione del Viaggio della Vita. Perchè è un Quando, non un Se. Me lo ripeto mentalmente ogni volta che ascolto quel dannato brano di M-Clan. 


- New York






Mille film che diventano città. Il luogo in cui, una volta nella vita, DEVI assolutamente andare. Uno di quei giochini idioti su Facebook diceva che sarebbe stata la mia destinazione del 2018. Posso solo incrociare le dita e borbottare "speriamo".

sabato 30 dicembre 2017

I miei 10 dischi del 2017

Ammettiamolo: a livello musicale, il 2017 non è stato niente male. Denso di uscite almeno quanto lo è stato di fatti. Ma, se i dati di Spotify riflettono piuttosto bene la mia deriva flamenca, non tengono altrettanto conto dei cd messi in bella mostra sulla libreria, degli mp3 in riproduzione casuale su iTunes, degli ascolti ossessivo-compulsivi di quest'ultimo mese. Ecco perchè ho voluto stilare un bilancio più preciso, elencando in ordine di preferenza i dieci dischi che più ho amato di quest'anno in conclusione. 





1. Cesare Cremonini - Possibili Scenari 

Capita di andare a dormire e risvegliarsi nel 2011. O almeno è questa la sensazione che provo, quando ascolto Cesare in loop costante e mi emoziono perchè Dani Martín lo esalta su Twitter. Non fosse per Málaga, direi che niente è mai cambiato. Sono ancora la ragazzina battezzata di birra sui capelli e transenne deformate di spintoni al primo concerto dei LunaPop. Quella che alle otto del mattino trascinava le occhiaie fino alle porte dell'hotel Vincci pur di regalare l'ennesimo album del solito italiano a un tizio di Madrid. Allora
 play. Finisce. E play di nuovo. Sarà pure uscito tardi, ma Cremonini torna ed essere quello della Teoria dei Colori, del rumore sinistro di una copertina inzuccherata di Coca Cola, dell'estate su una barca, e Parma e i progetti per il futuro. Gli arrangiamenti raffinati di Possibili Scenari sono la versione adulta di quel qualcosa di inspiegabile che in quella voce mi ha sempre stregata. Capitolo mille, capitolo uno.


Tra le tante cose da segnalare in questo 2017 c'è senza dubbio la maggior quantità di indie rock tra i miei ascolti musicali. Non mi ero mai presa la briga di conoscere i Vetusta Morla al di là delle loro hit più note. Capo cosparso di cenere. Mia colpa. Mia grandissima colpa. Questo disco mi è piovuto addosso come pioggia fresca dopo anni di siccità. Mi ha stregata. Rapita. Conquistata al primissimo ascolto per soggiogarmi del tutto dal secondo al millesimo. É uno di quei lavori in cui la traccia preferita cambia di giorno in giorno, a seconda dello stato d'animo. Quelli che ti sembrano ogni volta in parte nuovi, con il tipo di sound eterno che probabilmente anche tra dieci anni continuerai ad apprezzare. 


Ancora ricordo quando, spinta dalla curiosità delle eccessive lodi, ho ascoltato per la prima volta questo disco su Spotify. Vivevo ancora a Huelin. Il sole inondava il soggiorno e un mondo intero mi si spalancava con le prime note. Ricordo di aver pensato che era da tanto che un italiano non scriveva testi così perfetti, raccontando nello stesso istante un preciso momento storico e l'individualità qualunque di chi come me si trova a viverlo. Canzone contro la paura, La Verità, il Costume da Torero...quante volte, da allora, ho tediato i vicini nella megafonia naturale del patio! Quante volte mi ci sono specchiata! Quante volte è stato un vero peccato che non potessero capirne le parole. 




Signori della Universal, per Dio, date a quest'uomo la visibilità che merita. É un appello accorato, il mio. Ché investire nella rotazione sui network top 40 non basta mica, se lo fai solo con il primo singolo. Era Bellissimo è stato per l'italiano medio la promessa di un Grande Ritorno di cui ha subito perso le tracce. Buttami via, parliamone, era persino meglio, eppure i passaggi sono stati dimezzati. Ogni volta che ascolto brani come "La cenere dal cuore", "Da domani", "Il lungo addio" o "Mamma ho riperso l'aereo" sbotto per la rabbia di una profonda ingiustizia. Questo disco è stato il parto complicato al culmine di una gestazione troppo lunga, valsa trasferimenti, trasferte e cambi di vita. Ma l
'italiano medio che ne sa. Lui continua a non sentirlo in radio, a ricordarlo per (sigh!) Maria Salvador; e proprio non ha idea di cosa si perde. 






Lo so cosa state pensando: soltanto al quinto posto? In una classifica MIA? Eh. Il punto è che Evolve non è stato un disco facile da apprezzare. Per quanto adesso lo adori, e per quanto ammiri da sempre chi ha il coraggio di sperimentare con i sound,  è inutile negare che non raggiunge i livelli di Smoke+Mirrors o Night Visions. Ad ogni modo canzoni come Believer, Whatever it takes, Walking the Wire e la mia adorata Yesterday continuano a rendere questi quattro ammeregani imprescindibili nella colonna sonora della mia esistenza. Ai Grammy, manco a dirlo, tifo per loro. Sono convinta che li meritino, e di gran lunga molto più di Despacito. 





Mi sembra passato un secolo da quando, all'inizio dell'anno, El Pescao rinasceva con il suo nome, di nuovo sotto etichetta Sony. Un secolo dal trailer con l'evoluzione da pesce a uomo con chitarra, dalle anteprime nella sede di Twitter Spagna, da quando ero uscita per cercarlo alla Fnac. Due concerti, un'intervista e tante avventure dopo sono ancora affascinata dall'autobiografismo estremo di David y Goliath; E come allora resto innamorata di Me Voy, su tutte, perchè l'atto di andarsene ha sempre suscitato su di me un qualche tipo di assurda, pericolosa attrazione. 





Se il lavoro precedente dei Baustelle mi aveva lasciato un retrogusto amaro in bocca, con questo mi hanno riconquistata. Amanda Lear, Eurofestival e Il Vangelo Di Giovanni mi hanno accompagnata di playlist in playlist, riassumendo a perfezione il mood di un album che mi riporta ai tempi in cui li amavo per Baudelaire, Un Romantico a Milano o Charlie fa Surf. Un bentornato di inizio anno che è ancora riscoperta undici mesi dopo.







Chi ha condiviso con me anche soltanto una minima parte di questo 2017 sa bene che questa band ne è stata una componente tanto imprevista quanto essenziale. Da quando mi hanno stregata con La Inmensidad fino a quando ne ho apprezzato le qualità live alla Fnac c'é stato tutto un mondo fatto di notti tarde ed Héroes del Sábado, pulizie pomeridiane, Himno Nacional e secessionismo in televisione. Come in una scelta di doverosa continuità, il loro concerto sarà presumibilmente il primo a cui assisterò nel 2018. 







Gli applausi di Sanremo. Il bagno di lustrini dell'Eurofestival. Le spagnole quasi tutte innamorate. Il Gorilla come icona nazionale. Chiunque dica di non aver ascoltato nemmeno una volta Occidentali's Karma mente e chi non ha dato almeno una possibilità all'album che lo contiene si è sicuramente perso qualcosa. Francesco Gabbani è stato senza dubbio uno dei personaggi dell'anno. In un'abitudine tutta nostrana, più di tre quarti dei tuttologi col web gli ha voltato le spalle nel momento in cui si è permesso di "criticare" gli Afterhours, dimenticando che fino a poco prima stava per dichiarare guerra a San Marino in virtù dei punti che non gli aveva affidato. Poco male. Al di là degli snobismi e delle posizioni estreme, oggi restano i suoi diari di viaggio formato video dal palcoscenico di Kiev, la mutua ammirazione tra lui e il portoghese e - soprattutto - brani come lo scoppiettante "tra le granite e le granate", l'attuale singolo in rotazione "la mia versione dei ricordi" e quello che dà il titolo al disco: in assoluto il mio preferito. 






La già vertiginosa aspettativa per il nuovo album di Sabina era stata alimentata dalla produzione di Leiva e da due singoli a dir poco perfetti come "Lo Niego Todo" e "Lágrimas de Mármol". Alla resa dei conti, però (e forse proprio per quell'eccesso di aspettativa) il disco non mi ha convinta quanto avrei voluto. Forse troppo denso per una masticazione agevole mentre pulisci le finestre col Vetril, resta comunque degno di nota in virtù di brani come "Canción de Primavera" e  frasi come "Si no estás enamorada, vente al Sur ". 




Tra le altre uscite discografiche dell'anno non posso non menzionare poi la leggerezza solo apparente di Rozalén, il recente greatest hits di Dani Martín, il nuovo lavoro dei Negramaro e l'osannatissimo Camino, Fuego y Libertad di Pablo López, che però devo ancora ascoltare. E voi quali dischi del 2017 avete amato di più? Condividete la vostra top 10 nei commenti, se vi va: sarò felice di trarne ispirazione per gli ascolti dell'anno a venire!








mercoledì 27 dicembre 2017

Italo-Spagnola Awards 2017


... Ed eccole qui, puntuali nell'ormai consolidato ritardo del 27 Dicembre. Le nomination ufficiali agli Italo-Spagnola Awards, finalmente online, sono state assemblate grazie al vostro prezioso contributo. 

Per la precisione siete stati in 43 a segnalarmi i vostri siti, blog e account itagnoli preferiti, in alcuni casi elencandone più d'uno per categoria. Con il vostro entusiasmo e le vostre condivisioni avete attirato in totale ben 1506 visitatori sul post dedicato#EternaGratitudine




Vi siete sbizzarriti soprattutto con la categoria "veterani" che, oltre ad essere la più prestigiosa, si configura al solito anche come la più affollata. In particolare mi preme dare il benvenuto al suo interno a "Buongiorno A Coruña", che concorre per la prima volta ai premi, e fare un grosso in bocca al lupo alle realtà emergenti dello scorso anno, che nella continuazione di un percorso sono state oggi "promosse" ad un'altra sezione. Parlo di A Spasso per la Spagna, Italo-Catalana ed Occhio Pidocchio. 


Le new entry italo-iberiche che rilevano il loro testimone sono invece risultate quest'anno un po' in calo, in una tendenza che mi auguro torni ad invertirsi nel 2018. 
Le numerose segnalazioni che avete indirizzato a youtuber mi hanno, infine, indotta a ripristinare la categoria a loro dedicata, che negli ultimi anni era stata temporaneamente soppressa. 

Tante anche le canzoni italo-spagnole che ci hanno fatto da colonna sonora nel 2017: alcuni di voi segnalavano, tra queste, l'onnipresente Despacito e la collaborazione tra Alvaro Soler e i Morat. Sebbene siano stati senza dubbio alcuni dei brani più trasmessi dell'anno, non li ho potuti includere in quanto la componente "italo" viene a mancare in entrambi, limitandosi tutt'al più al passaggio sulle radio nostrane e non riguardando composizione o interpretazione. Spero possiate perdonarmi e consolarvi con almeno uno tra i pezzi arrivati "in finale".

Quanto all'immancabile sezione dedicata a questo blog, raccoglie come sempre i post più letti tra quelli che ho scritto quest'anno, invitandovi a eleggere il migliore.

Gli Italo-Spagnola Awards sono giunti orma alla quinta edizione, proponendosi l'unico obiettivo di riconoscere e far conoscere le realtà itagnole dentro e fuori dal web. Potete votare le vostre preferite in modo assolutamente anonimo da oggi fino alle 23.59 del prossimo 27 Gennaio utilizzando il modulo sottostante.
Perchè il voto sia valido dovete esprimere la vostra preferenza in almeno tre categorie: Miglior Realtà Italo-Spagnola, Miglior New Entry Italo-Spagnola e Miglior Post di Italo-Spagnola. Naturalmente, però, è più che consigliato farlo per tutte le sezioni.

Bando alle ciance, allora, e datevi da fare: Votate, passate parola e, come sempre, che vinca il più itagnol! 


sabato 23 dicembre 2017

Il mio anno in 17 Tweet (in 12 non ce l'ho fatta)

Natale è un lavoro duro. Ti preme il tasto dell'"avanti veloce" dentro a un vortice di frenesia. Del tipo compra regali, impacchetta regali, siediti sulla valigia per farci stare i regali. E poi spacchettali subito, a porte chiuse, ché la carta si é rovinata nel viaggio. Re-impacchettali in cromatismi invertiti. Contemplali soddisfatta sotto un albero decisamente più professional del tuo. 




E' arrivato Santa Claus! Con le corna delle renne in un sacchetto Antequerana e la slitta a forma di Boeing della Ryan Air. A dire il vero é un po' provato. Ha gli occhi stralunati di chi rimane incastrato contro-corrente nella ressa del Sabato in Plaza Constitución. Quelli di chi mette la sveglia anche nei weekend perché entrare in qualsiasi negozio, altrimenti, esige i sacrifici di una fila da concerto. E Santa Claus, biglietti in gradinate, ormai comincia ad avere un'età. 

In ogni caso gli hanno detto che la porta bene. Che "da quando vive là" nelle sue iridi sono rimaste appiccicate le lucine. Colpa del Prosecco, risponde. Ma sa che, almeno in parte, hanno ragione. 

Natale è un lavoro duro, sì, però bellissimo. Fatto di video da girare. E mille cene, e abbracci, e tea coi biscottini. Natale ha il gusto del vino rosso con cui brindare ai rientri. La voce della tizia scorbutica - estamos en el bar de la loca - che ti prende le ordinazioni sotto ad un presepe inguardabile fatto coi cicciobello. Poi è normale che alla lotteria non vinci, perchè hai sprecato tutta la tua fortuna nel tramonto rosso fuoco che si abbatte su Plaza de Capuchinos. 

Forse, adesso che può riposarsi, Santa Claus li scriverà davvero tutti quei post. Quelli soliti, che parlano di bilanci. Perchè alla fine dell'anno si tirano le somme, e si sa già che il risultato sarà a doppia cifra di soddisfazione. 

Ci pensavo sull'aereo, quando le luci delle case sotto i piedi mi sembravano costellazioni all'ingiù. Il pilota gracchiava dall'altoparlante qualcosa in merito alle isole Baleari, e qualche lieve turbolenza si trasformava in buche su una strada sterrata nella confusione di una mezza fase REM. Pensavo che è difficile ricordare tutto quello che é successo nel duemiladiciassette. Che da quando vivo a Málaga un anno ne vale cinque. La mattina sembra ieri. Gennaio, quasi un secolo fa. 

Naa. L'unico modo per farli, quei bilanci, sarebbe stato rileggermi i tweet. In fondo passare la vita su un social network dovrà pur servire a qualcosa, oltre a farsi ascoltare in merito alla necessità di un'opzione segnalibro e al suo essere privata

Così ho scaricato di nuovo l'archivio, sopravvalutando di netto le mie abilità di sintesi. Volevo ripercorrere quest'anno in dodici cinguettii ma, anche così, non ci sono riuscita. Diciassette è stato il meglio che sono riuscita a fare. Perchè ho vissuto, come dice quella canzone. Con ogni osso rotto, lo giuro, ho vissuto un bel po'. 

Insomma: parzialmente e molto all'incirca direi che questi sono stati gli highlight. 

A questo punto, non mi resta che augurarvi buon Natale. 




GENNAIO 

La vita a Huelin e le mie camminate infinite sul Paseo Marítimo Antonio Banderas. 



FEBBRAIO

Le sfilate di moda flamenca e l'inspiegabile potere di attrazione di Sanremo sugli italiani all'estero.





MARZO

Il Festival del Cinema, i Red Carpet, Tony e DioQuantoéFigoHugoSilva.





APRILE

Primavera: gli ormoni in subbuglio...



...  E la Feria de Abril a Siviglia.





MAGGIO

#Trasloco




GIUGNO

L'estate degli eventi importanti: lo spettacolo di Ursula Moreno, quando ancora non sapevo che sarebbe diventata la mia insegnante di flamenco di lì a pochi mesi.




E poi San Juan.



E poi il Talking About Twitter a Granada.



LUGLIO

Rimpatriare per i concerti (#Zammatopdeuorde)


E celebrare le piccole, grandi soddisfazioni.



AGOSTO

Agosto means Feria.



Ma anche...







SETTEMBRE

Rivalutare nelle spiagge deserte un mese che avevo sempre odiato. Peccato per l'attualità, che entra di prepotenza nella vita sotto forma di bandiere.






OTTOBRE

I piccoli problemi della vita quotidiana, quando in pieno autunno ci sono ancora 30 gradi.



NOVEMBRE

I piccoli problemi della vita quotidiana, quando in pieno autunno ci sono ancora 25 gradi, ma non sempre.



DICEMBRE

Christmas time!